giovedì, giugno 30
come se ogni centro del dolore fosse stato potenziato per distruggere.
come se l'odio che ho per me non basti: ecco, ecco i suoi frutti a pascerlo. gonfio e saturo, ride.
i limiti dell'autolesionismo a farmi urlare.
sto male, sto male e mi tiro sulle gambe fragili per combattere. l'ultima forza che resta: disperazione.
ti ho pregato di spingermi, di far aprire la mia testa sullo spigolo, madre.
ti odio, madre. per quel che mi fai, per come mi hai fatta, madre.
mi odio per quel che sono, madre. guardami. perdo tutto per quel che sono. non credi sia divinamente giusto?
sì, divinamente giusto e solo il principio.
ora lo so: chi va a fondo in me si inonda di veleno.
ora lo so: chi vede il mio cuore muore. chi lo intravede scappa.
giusto, divinamente giusto.
mi odio, madre.
per quel che dico con la rabbia in testa.
per quel che non dico con l'orgoglio in bocca.
per quel che penso di sfuggita, senza logica, ritegno alcuno.
sono finita madre. non so fingere, non so negarmi a me stessa.
sono finita, finita..
addio chiara..
mercoledì, giugno 29
fiori blu nei capelli confusi col prato.
gli occhi al cielo che piange cristallo.
piange per me.
i vestiti leggeri attaccati alla pelle.
pelle calda di afa e bianca di lune.
la tua voce in testa.
ricorda la scorsa notte.
mi chiedo come andrà.
perché l'erba imperlata non dice di domani?
domenica, giugno 26
sangue degli dei in bocca, nello stomaco, in corpo, negli occhi che non vedono più nitido. non vedono più. volontà indiscutibile la loro. la mia. ora. ora. da sola. e mi viene da piangere per allungare il vino, per poterlo bere più a lungo. il mio riflesso lo frantumo per non vedermi più. non vederlo. ma possederlo. lo imprigiono nel bicchiere rovesciato e lo sfioro, freddo di cristallo. lo lascio lì. stai lì, non muoverti. tornerò. l'eco dei miei passi svelti lo incrina, urla.
sabato, giugno 25
prendi un gatto, dagli il mio nome e guardalo morire di stenti.
se ti chiederanno, qualcuno lo farà, dì che è per me. "per lui" rispondi solo così. "per lui". fai uscire questo da quelle labbra che mi hanno posseduto, con quel fiato che mi ha intossicato.
come dici? sono crudele? sono malato? e sì, sì, credo tu abbia ragione. sono malato qui, qui dentro, malato in testa. c'è un lombrico che mi rode le cervella, qui dentro, in qualche angolo. lo sento sempre, ogni momento, senza pace, senza sonno. lui che si muove e mangia mangia mangia. non lo senti? come puoi? mangia mangia mangia. vieni più vicino. su. non temere, starò buono, voglio solo che tu lo senta. mangia mangia mangia. voglio solo che tu capisca il padre del mio male. conoscilo. ecco, ora sei vicina: lo senti? perchè mi fissi? non mi piace quando mi fissi. non mi piace quando non stai con occhi socchiusi sotto di me mentre ti scavo fino all'orgasmo. non guardarmi così. sono malato, malato in testa. mangia mangia mangia. gli ho dato un nome, sai? l'ho chiamato abbandono. dimmi..lo trovi carino? io..io non lo so. ho dei problemi a pensare di questi tempi. non ho il silenzio necessario perchè abbandono non si ferma più e io..io ho la testa troppo piena per pensare. è diventato difficile. è difficile..sempre di più, sempre di più..cosa? ho bisogno di riposo? dormire? saranno giorni ormai..no, non fa per me. nel letto che hai lasciato non c'è abbastanza calore per viverci e abbandono non conosce la stanchezza. mangia mangia mangia, sai? ma sì che lo sai, certo, è ovvio. mi ha detto che è tuo figlio. ti ho detto di non fissarmi. non devi, no. chiudi gli occhi, ora. stai tranquilla ma chiudi gli occhi. brava mammina..mi ha detto di essere tuo figlio. mi ha detto che è quel che resta delle liti dei silenzi dell'ultima porta sbattuta..ti sono venuto a chiedere se è così: è così? non c'è bisogno che tu risponda, so che ha ragione lui. zitta. ha ragione lui che mangia. sono venuto a dirti del gatto. seppelliscilo vicino a me.
giovedì, giugno 23
la necessità di una fine che strappa dal tempo utile..percepire, patire, partorire parole mai così difficile, come capire bisogni miserabili per una regina..le sue, mie mura non invilabili per la brama di essere..il suo, mio potere nullo su un ragno morto..che potere ho su mente? darle assuefazione di apatia, darle oblii di buio, eccitazioni di luci neon stelle..tutto qua..lo stringo nelle mani..ecco..suono di lacrime in frantumi..
mercoledì, giugno 22
l'amore è una forma di pregiudizio. si ama quello di cui si ha bisogno, quello che ci fa comodo. come fai a dire che ami una persons, quando al mondo ci sono migliaia di persona che potresti ammare d più, se solo le incontrassi? il fatto è che non le incontri.
charles bukowski - "musica per organi caldi"