son come il re d'un regno dove non fa che piovere,
un re fiacco e decrepito, sebbene ricco e giovane,
che, spregiando degli ai la servile commedia,
coi suoi cani o con altri animali s'attedia.
non v'è caccia che basti a svagarlo, o falcone,
o massacro di popolo davanti al suo balcone.
fin l'agra cantafavola del giullare più amato
non spiana la sua fronte di crudele malato.
nel letto a gigli d'oro, come in funebre arca,
giace, mentre le dame, vaghe di ogni monarca,
si esibiscono invano nude fra velo e velo
per cavargli un sorriso dalle labbra di gelo.
neppure il suo privato alchimista ha saputo
spremergli dalle fibre il morbo sconosciuto,
e in quei bagni di sangue, retaggio dei romani,
e suprema senile risorsa dei sovrani,
riscaldargli le esanimi vene, nella cui rete
cola invece del sangue l'acqua verde del Lete.
charles baudelaire
lo stomaco arrotolato sotto pelle. fitte da puntaspilli. aghi per il mio essere spettro. perso il vano riflesso rosso. pallida con le nuvole che entrano. confondo le mie forme. confondo. vano come riflesso rosso.