venerdì, settembre 30
VIII
non dice crostata di mirtilli. non ho percezione di ciò che dice. dall'altro capo del divano. insignificante da un orecchio all'altro.
Kim se ne sta offesamente chiusa in bagno.
gli aforismi di bukowski si susseguono frase dopo tiro, nicotina, parole, nicotina, pensiero, pagina. non c'è respiro pulito tra una sigaretta e l'altra.
g. se ne sta su una sedia, i piedi nel lavabo, i tappi nelle orecchie: dice che così riesce a pensare. confido nella sua discrezione celebrale..
ritrovo una banalità di cui essere aliena.
controllo quante pagine sacrificabili ho per questa pantomima: tre.
vorrei chiamare un dolce poeta tossico, dirgli dove siedo. il cavo a molla con cui gingillare le dita.
lei continua a dire. accende la tv. britney sculetta appena maggiorenne, tutina seconda pelle scarlatta. immagino il suo culetto impagliato su mio comodino. chissà se è in vendita..il suo culetto, il mio comodino IKEA.
mercoledì, settembre 28
la voce psicopatica mi occupa il cervello. sì, hai ragione, hai perfettamente ragione. battuta presa dai pasti peggiori. battuta del cibo contaminato all'intestino. le mani meglio ammanettate al tuo letto. le mani meglio staccate dai polsi a colpi di lama. gli occhi in un bicchiere di martini. gli occhi furiosi mentre frusto crocerossini. gridi chi può. gridi per me. il soffitto incombe, inarco la schiena a cosce aperte. il soffitto cade, seppellisce. l'intonaco tra i capelli, la testa informe, rossa. nella sera stanca sputo veleno. certe cose non cambiano. nei momenti peggiori incido la pelle. certe cose non cambio. parlare e parlare e parlare e parlare non serve. nel mio silenzio ostile mutilo, musica in testa. la voce psicopatica. i tre piaceri della vita. mangiare, dormire, scopare. bulimica, insonne, frigida. la voce psicopatica che invoca mcdonald's e sonniferi e lubrificanti. rido, rido, rido, rido, rido..
martedì, settembre 27
la noia, l'ansia, la fretta nelle mattine di nebulose trafitte di alba. la cadenza dei passi sul selciato. pensieri ancora sul cuscino, ragni abbandonati al chiuso. il tepore che resta nella gola fasciata. i capelli appuntati crudelmente. gli occhi aperti crudamente su chi passa. poesia scemata in testa. poesia sognata in sussurri sfocati. mera imitazione ora.
mercoledì, settembre 21
dammi solo anestetici e sorridi.
ho bisogno di chimica per sopportare il peso dei giorni, ho bisogno di dolore per sapere che passerà. qualcosa di più imperscrutabile per cui disperare ciecamente. il da fare che non dice, ordina con la sua presenza senza fiato. mi guardo le mani mangiate, sento gli occhi pulsare. sono la mente senza linfa di jack. sono una stanchezza sorda che echeggia, un'ombra che striscia le scarpe di vernice nei corridoi marci: prova te a non cadere. sono una ninfa in fuga da incendi. sono una musa puttana. sono l'effimero stupore dell'alba, il lutto compiacente della pioggia. sono un sanguinante grumo di carne che attraversa spazio. sono capelli intricati a una spazzola. smalto che si scheggia. specchio velato di calcare che sbaglia. sono il sonno del meriggio. il fiore intirizzito vicino ai ciclamini. sono anestetico, sorridi.
martedì, settembre 20
troppo dire di noi da chi non sa. quel che è resta nei miei letti. le lenzuola e la mia pelle segnata da stesse pieghe. l'imbarazzo pallido della nudità. il sonno puro.
ma questo è lo zucchero dei giorni. lo zucchero che non manca, che vizia col suo essere puntuale in ogni giorno.
c'è la morte che mordo. i fantasmi che rincorrono il mio tempo che scappa dai fantasmi. i miei ricordi di morte sfiorata, di morte sottopelle. con distacco clinico ora la guardo. perchè è fuori. l'ho sputata, misto denti, misto carne. l'ho sudata fuori con te. coi gesti di una felicità nuova, con la normalità necessaria per la routine che torna. non so il gusto delle parole che si allineano. non lo trovo. solo il desiderio di vederle, viola su bianco. l'ispirazione è scappata dalla finestra della mia fronte. resta un bozzolo di bava in cui mi rintano per sentirne il profumo stagnante. e intanto guardo fuori. mentre tutto cambia cambiando me. sforzandomi di capire, di non imbellettarmi di sorrisi, di guardare, di vedere distogliendo lo specchio. il senso delle cose che mi sfugge perchè mi sfuggo. sorrido di lucida incoscienza strisciando nella mia pelle per trovare forze da impegnare. mi manca la poesia, il tempo per essa, riscoprirne i ruderi che ho scavato e poi abbandonato, mi manca il crudo estetismo delle mie visioni. questo strano, dirompente passaggio con le mani incatenate al vero frantuma i miei idilli..sorrido rivedendoli nei tuoi occhi.
giovedì, settembre 15
VII
senso di abbandono in un fast food fuori mano. lontano dal mare sogna dubbi fasti invernali. tutti tavoli da uno, piccoli per due, funzionali nel ceare inviolabili brevi distanze, vicinante costrette.
cameriera a molla rigurgita stessa sequenza di domande secche, senza scampo.
mi chiudo sul mio frappè chimicamente buono, non costa cinque dollari..lei potrebbe essere chimicamente qui. suggestioni psichedeliche, temporeggio.
cavo la polaroid, un riflesso sorridente del bicchiere sporco panna: commemorabile.
cerco parole già scritte per idolatrare il consumismo, l'apatia, l'apatia indotta dal consumismo. come se questo fosse mutabile centrifuga in testa. slogan di detersivi. figli dei figli del carosello a sognare paradisi griffati.
dal televisore tetro il mio viso stanco e il tipo seduto oltre me, sperduto alle mie spalle. cambio posto. faccia a faccia col suo inzuppare patatine in ketchup e cervella e ovaie rosso ketchup.
scatto fuori, zaino in mano. respiro aria incondizionata, tremo.
martedì, settembre 13
VI
la folla si apre, passerella di asfalto, immagino. ferma al sole su una panchina. silenzio immobile di vuoto. immagino bagnanti impiastricciati di crema solare. bambini intollerabili che scorrazzano ai limiti della pazienza..
ho occhiali verde mela. kim mi fa sua barbie. me ne sono andata, i suoi soldi da cameriera in tasca. aspetto g. con donna al seguito. accavallo le gambe segnate di pizzichi. le zanzare sono tra le specie più antiche di insetti. una cosa del genere. me l'ha detto un tipo a un bar in una sera di una qualche settimana andata.
ora nelle orecchie bussa "cenere" e donna piera e la cameriera. penso a kim, penso a lui. penso a lui che sfonda kim. "si nutre di cose che fanno male". nulla più cenere di me..
g. spunta dall'altro lato. improvviso e fuori luogo. il giorno lo fa patetico. nessun neon rosa per neppure metà della sua faccia. vorrei la perla della sua bocca tra le dita.
dietro di lui una ragazzina, le loro braccia come un collare. faccino pulito, maglietta bianca corta. mi aspetto che da un momento all'altro dica "crostata di mirtilli"..
accendo l'ultima sigaretta. g. sorride tirato. che direbbe la fatina verde? continuo a chiedermelo sulla via del consultorio.