torbidi ardori di passioni sciatte. fughe inutili, cancelli spalancati via dall'eden. chiedo nomi per pulsioni futili. rido di me. te riflesso interno degli occhi. segni di rossetto nero ti coprono la schiena. vesciche di lacrime sul petto. la notte è fuori. affilate le assenze mozzano dita e lingua. cosa dire ché tu possa sentire? cosa? vapori di ricordi sono nebbie appese a ora. chiedo specchi a lutto. trito candele tra le mani bollenti. brucio il romanticismo stantio delle fotografie. ardo di pigrizia, contraddizione in termini. guardo i moncherini allargare le loro impronte di sangue. vanità li raccoglie: ognuno avrà il suo letto di scatola di cerini. vanità vuol cucinare noia. noia si dimenerà dal calderone di lustrini. lo sanno. si guardano. vano in mezzo è mediatore. inutile come solo lui può essere. la musa suona lo scacciapensieri, lo tiene tra le labbra incise di lettere. lo suona cogli occhi chiusi, lo suona con fare di concertista. la guardo che è lontana. immagino sud america incarnato. carne scura. capelli neri. farfalle via dalla chioma al vento. la treccia di frida coperta di cenere di stelle. frida mi taglia via i capelli, la stanza implode in tende bianche. sorrido. musa si siede a terra, è bambina con pupille di puttana. è spirito pallido di fasti morti. musa si siede e sparisce. è frida che mi taglia via i capelli. è noia cucinata da vanità. è vanità che urla che occorre altro miele. è orgoglio che fuma a occhi stretti. è il meridiano di emily squartato, fatto preda del vento. è tende bianche. è l'impronta di sangue di un dito. il medio.



