sabato, dicembre 24
nessun natale nell'aria. il mio è lontano, quello della musa non esiste. lei non esiste. mia illusione, mia dipendenza sovrana. mia necessità, ora. non esisto allo specchio, nessun riflesso. nessuna fattezza, come assimiliata totalmente dall'ombra. come deturpata di ogni senso. chiedimi parole: ti darò lacrime. ti darò quel che posso. fagotti di polvere, cambiali per poesie inesistenti. chiedimi parole e sarà il vuoto. caduta senza appiglio. caduta di testa mozza.
sabato, dicembre 24
devi aver sentito freddo, nuda, in una pozza di sangue. devi aver avuto freddo negli ultimi spasmi. avrei dovuto avere più cura dei tuoi più interminabili attimi. mi perdonerai? negli occhi dilatati non c'è risposta. ma so che capirai. lo so. ne abbiamo parlato, tanto, ricordi? il tempo che corrompe, il tempo che sfinisce, il tempo carnefice di vanità. so che capirai. so che ringrazierai. vanità mi ha consigliato, sai? colpisci alla schiena, il suo seno è perfetto, colpisci da dietro. si direbbe che aspetti. si direbbe che nulla sia successo. direi che sei perfetta. ora, immobile, impegnata solo a esser bella, no a respirare, no a muoverti, a vivere. ora sei perfetta. ti spazzolo i capelli neri neri. non hai più voluto..ne ho sofferto, sai? l'artefice della tua eterna bellezza è qui, cara, vicino a te. ti sfiora le spalle, ti pulisce le mani dal sangue. ora ci sono io per te. ora, di nuovo. solo io. tesoro, come sei bella. il tempo non ti avrà. non conoscerai la frenesia antirughe, nessun bisturi dovrà farti come ti vuoi. ora sei eternamente bella. eternamente mia. ti stringo forte. so che ti fa piacere. so che capisci. siamo davanti allo specchio e vorrei sorridessi. vorrei mi guardassi un istante per poi tornare a essere perfetta. no, chiedo troppo. ho già avuto tanto, vero? sì, hai ragione, sì. ti bacio la boccia già fredda, sento il sangue già coagulato sulla tua schiena. vieni, farò questo poi andrò, prometto. ti lascerò eternamente bella. scarpe nere e tacchi letali, mia cara, così ti avrei posseduta l'ultima volta. non c'è stata e ora mi metterei in ridicolo facendo sesso con la perfezione che sei.. vieni su questa poltrona bianca come te, siedi. la testa non ti sta dritta: deve stancare esser belle..ho trovato questa corona nel vecchio teatro, lo ricordi? sì, dove sei stata incantevole giulietta, fatale salomè. ora..sorridi. il flash ti illumina e io ho il mio ricordo..grazie, mia cara, grazie..ti bacio la mano, ti saluto, ora vado. ora vado..
martedì, dicembre 20
aspetto in prospettiva zero. aspetto dopo aver scatenato guerriglia di forchette. aspetto rimpiangendo crocerossini accecati dalle mie dita. il dolore è un eco di presenza, ora. ricorda che qualcosa pur mi contiene. te lontano. te che guardi senza capire. nessuna spiegazione dalla mia voce in prove generali di declino.
lunedì, dicembre 19
fremiti nelle interiora. le viscere contrarsi per bestemmiare meglio su quel che sono. polonio e la sua consorte folle. meditano la morte a meritarla. aghi di silenzio, di urla a stracciare gli stomaci che dovrebbero riempire e non basta più tutto il cibo, non basterebbe la loro carne macinata di fresco. le viscere bestemmiano, astinenza di antidolorifico per cervella fritte, saltate e appiccicate alle pareti della loro casetta bacata. polonio divora il pane dei suoi figli, ne ride. polonio guarda suo padre marcire con superiorità, ne ride. sua moglie tira su col naso muco eterno. sua moglie è casalinga per dispetto, pesa ogni cosa con occhi malfidato. angoli immuni cerco. angoli immuni invento. cemento pensieri drastici coll'imprecare del corpo. sassi dentro. annego di minerale.
giovedì, dicembre 15
nel buio di notti quanto meno eterne, labili illumino le mie mani cogli arti della musa che bruciano. coni di cenere azzurra ora le sue caviglie. cenere solubile in alcol puro. il sonno respira pesante, mi sta sulla schiena. digrigna i denti del suo muso di occhi spaziali. cantilene dolciastre tese per la stanza acchiappano nostalgie in fuga. sangue scorre via di noia. lo chiama con la sua voce fievole. tra le sue dita si raccoglie immenso come il nulla. nei suoi occhi briciole di luci fameliche, teste di spilli di soddisfazione. sorrido. sonno mordicchia il lobo, ingoia orecchini che vorrei portare, cicatrizza lacerazioni quotidiane. fili di discussioni impossibili si impigliano nella bocca schiusa. tirali via. fammi dimenticare. l'alba ne vivà ignara. chiedimi sorrisi, chiedimi pensieri da poter confidare. chiedi, ti sarà dato. a mio unico uso e consumo, ovvio. chiedimi corpi per la notte, ricettacoli di amore fisico, mi vedrai le guance porpora.
mercoledì, dicembre 14
come vuota. come metallo da discarica. come me. penso a parole futili. penso a carezze vitali. con contagocce violacei bevo fango. orchidee appassite d'autunno languono sulle mensole, irraggiungibili. scavo piccole fosse con le mani. dentro orsacchiotti mutilati, cristalli infranti. al collo una collana di ossi di pesca. al collo bambini ciechi, come se potessi fare. la musa mi pesta le prada, vorrebbe piangessi per ciò. vorrebbe che vomitassi budini macabri per farne castelli gotici e strisciarci dentro. vorrebbe un bouquet delle mie costole. gonne di tulle frusciano e vanità si struscia a orgoglio notoriamente dedito alla masturbazione. vanità ride, dipinge su lampadine occhi manga per i miei bambini. la musa è medusa, il vero il suo sguardo fottuto. fottuto come il suo culo. spengo le orecchie ai bimbi. rido.
mercoledì, dicembre 14
tengo il lutto in una ciotola. suo l'angolo più remoto del freezer, vizio più dolce del giorno.