martedì, febbraio 28
la moglie di polonio non sa del male che mi faccio a porte chiuse. non sa di come riduco le mie braccia al buio. è cieca di boria, io piccola nel piacere dentato e masochista. rovescio il cibo concesso, in silenzio. faccio quel che vogliono le sue mani pesanti di potere, allevo i vermi che la mangeranno da dentro. con lacrime secche immagino funerali per l'ofelia annegata nel suo veleno quotidiano o morta di overdose delle sue frasifattedimmerda, soffocata e violacea nell'ennesimo patetico abbraccio di scuse, ciondolante, forse, spezzato il collo in un cappio di vestiti lavati e stirati, col cervello fuori da un buco di trapano nel cranio inutile a farne uscire le urla. girotondo grottesco di scene famigliari intorno alle sue gonne gonfie e qui solo polsi lividi, pelle lacerata che aspetta il coraggio per qualcosa di più affilato. polonio rabbrividisce di fronte a lei, peggio di quel che lui è non sa concepire, l'averlo di fronte lo fa bimbo incerto. lei è fiera di puro istinto, sente il puzzo della paura, ne cresce in potenziale. che il suo dio la fulmini..
martedì, febbraio 28
silenzio inspiegabile di un equilibrio improprio. equilibrio ibrido e viscido, da buttar fuori. ora più famigliare il filo da acrobata obeso. nel buio perde forma il tempo migliore. monocromo di ricordo, di lutto e carezze macabre. ombre di morti impiccati sulle finestre. pensieri strani, intrisi di fine. maschera da calpestare, poi piedi sanguinanti. mi piego a forme autoimposte, proiezioni irreali da stringere, polverizzare, moltiplicare. io, ora, inesistente. ritratti sulle parati provano a convincere. la confusione in testa che a volte cancella altre acuisce. alienazione noiosa, deprimente. angoli accoglienti, in alto, a destra e a sinistra. nidi per anima e mente smembrate, tenute insieme da camice hawaiane. pulsa il corpo in spasmi meccanici, abbandonato al centro, in mostra, abitato per parassiti.
mercoledì, febbraio 22
e sono 19..auguri a me.
mercoledì, febbraio 15
come senza tregua in un domani incombente.
mercoledì, febbraio 15
fiori nuovi e cadaveri tra le piaghe del libro. piaghe di mani, di piedi, di schiene finite.
mille ritmi per giorni di mal di testa. giorni di male a non finire. e il sollievo di stelle soddisfatte.
la musa sa accarezzare, vanità dimenticare, orgoglio ridere. io camminare, ancora, all'occorrenza.
tutto a iniziare, di nuovo. sana, risorta da pozze di veleno. in bocca la ruggine di sempre, coesisterci. come pace. come il bene non identificato. ora. stasi in me. stasi di venti opposti. sorrido.
mercoledì, febbraio 15
scegliere. andare avanti o fermare. dubbio dipanato ora. quasi bene. quasi estinto il male. così sembra. alienazione pura, intima, somministrata. alienazione indolore. musiche di dolcezze ossessive. pur sempre ossessiva. e lo specchio rimanda sorrisi incerti. e lo specchio ricorda il male degli occhi. lo sa. zucchero in vena, esce per piccoli morsi. cuori di carta tra i capelli, quel che resta di giorni di speciale romanticismo. quel che resta tra le mani. tutto quel che ho è quel che resta..
martedì, febbraio 07
fa tutti i giorni ciò che vogliono il dovere e la prudenza.
se tu lavorasi tutti i giorni, la tua vita ti sarebbe più sopportabile.
lavora sei giorni senza sosta.
(..)
sii sempre poeta, anche in prosa. grande sile (niente di più bello che il luogo comune).
prima comincia, e poi serviti della logica e dell'analisi.
qualsiasi ipotesi vuole la sua conclusione. trovare la frenesia quotidiana.
c. baudelarie