domenica, luglio 30
negli occhi un po' di pianto, un po' di vuoto, la noia delle parole abusate. abuso perpretato in ogni attimo di comunione, di silenzio. ora il dire arriva sordo e tardo. nelle mani briciole di poesia dispersa, raccolta sotto i tappeti, con la bocca cucita da un bacio da tenere per sè, per me, per le notti.
domenica, luglio 30
scrivere o è mescolare tutto in un viaggio che ha per destinazione la vanità eil vento, o non è niente; o si mescola tutto in un'unità per la sua natura indefinibile, p si fa soltanto della pubblicità.
marguerite duras
sabato, luglio 29
ispirazione leva il sonno con le sue assenze disperate. nel goviglio di lenzuola i pensieri affollano la notte satura di rabbia e noia assoluta. noia sulle dita pesa, nera e lucida. vanità cerca poesie perdute, in lacrime di fiele e orgoglio le avvolge le spalle, patetico. come dirgli l'eterna solitudine a cui li condanno? come? come..
sabato, luglio 29
fernanda mi è morta in grembo, ora fernanda è una bambola di seta..
giovedì, luglio 20
con la mani sfinite vorrei dire quel che non dico. vorrei gridare il mal di testa che tortura notte e avvelena giorno. noia ammalata che la tua presenza non sa curare. la dimenticanza in cui decado immemore del resto. l'accidia di ogni attimo solo, la bellezza che nelle mani si consuma sfrenata, la grazia che si fa possedere frigida. la musa che dal trono di ossa di amanti elude ogni preghiera, ogni pensiero; la musa che non risponde, sorda. orgoglio frigge nella sua somma inutilità e mi bestemmia come se fossi il dio di mia madre. e io nello sfacelo vorrei solo una lampadina che pende dall'alto a illuminare l'immensa sfida di ogni lettera.
giovedì, luglio 20
un qualche ricordo vago di sogno si muove, lo sento, sottopelle accende gelosie sopite, rosicchia il giusto e il bello di quel che verrà. rosicchia la noia del giusto e del bello. preferisce lo stupore grottesco del desiderio inutile. il gusto dell'impossibile, oppiaceo, lattiginoso, in cui scendere con la coscienza lontana, appesa appena alla mente da un filo di aquilone. l'odore unico che solo quel che non esiste ha nel naso pizzica e fa schiudere la bocca, bocca che sa baciare labbra di idoli. e vanità sa, sì, sa il gusto del sogno che a occhi aperti si appiglia all'impossibilità sordida.
giovedì, luglio 20
eco in testa. sottile. l'occhio destro ne segue il ritmo. umidità accarezza gambe, piedi, mani mangiate da minuscoli parassiti. la pelle si toglie in lunghe strisce, sotto vedo l'ignoto. negli occhi vedo l'ignoto della mente arida, istericamente gravida non sa partorire i suoi figli, gatti decapitati dalla coda mozza. nella noia assoluta di un'estate torrida i sensi galleggiano goffi, gonfi di putrefazione. nella casa vuota, nella stanza al buio nulla si mostra. in sordina il resto si muove, ti dimentica addietro, ti lascia esattamente dove sei. nel silenzio del respiro di chi qualche notte accorre il vuoto è annunciato; i tuoi occhi aperti a fissare chi in tua compagnia dorme e non vuol sapere che lo odi senza muoverti. e la liberazione ultima è il distacco del mattino, la consunzione lussuriosa, la porta che sbatte e la necessità che si spegne, tiepida.