senso di morte mai così rumoroso. vetri infranti e mi immaginavo già tinta di rosso, di nero. invece no. le lacrime e il fiato a mancare, nient'altro. ora quel rumore, quell'odore di polvere da sparo mi spara la notte e io non so fuggire. le mani sugli occhi ad asciugare lacrime di latte versato. nessuna voglia di parlare, di fare, di essere, di respirare. infondo parole di altrui magia nella mia testa senza speranza di resurrezione..la noia consuma la mia schiena malandata e sulle mani l'inutilità si fa rugine scarlatta di colpa. così male e così sola, così male e così cattiva, così male e così strana..nel buio vorrei averti ma orgoglio chiama e io dimentico ogni istantanea dolcezza, il sonno arriva fosco e la moglie di polonio già chiama il mattino per tirarmi via dal mio groviglio di lenzuola.
le mie mani cucite alle tue ora sanno far male. lungo i fili di asfalto i muscoli travagliano. gli occhi fugano nella loro necessità di non guardarsi riflessi in mitezza di bimbo. la voce affonda in quel che ci circonda, tarda e rotta aliena senza soluzione. negli spazi consumati della memoria qualcosa si disfa, semplicemente, in fronte a chi non vede, a chi è vile. negli spettri lei torna regina con ancora le parole del mio martirio chiuse negli occhi, con ancora le promesse cucite sulla bocca e ogni desiderio si spegne e freme per lei che mi odia. e per lui che perfettamente ha saputo cercare e scappare, che ha giocato le carte migliori sul mio petto aperto, per chi ha giocato con le mie vene con me, complice e confessore. e per chi ha detto sei strana, O., proprio strana mi sento giacere in agonie temporanee e immemori di ogni ragione..
il vomito arriva agli occhi di colpo e ogni legame si annega di lacrime e sangue e colpe e il lete non sa curare quel che io non perdono..



