le dita che vorrebbero tornare a dire quel che ho imparato a tacere. nell'ingombro estremo del silenzio non c'è aria per parole pronte a brutalizzare. ora lo sforso nella notte non trova sollievo, non trova trionfo il sangue caldo dalle dita. i piedi ancora mangiati a ricordare una fragilità sofferta, abbandonata in un angolo e tornata nel suono lento dell'acqua. la stanza che gira, il buio che invade gli occhi imperfetti di un corpo saturo. la finestra aperta sul vuoto. stridore di pensieri fissi, banalità. la musa che ride, seduta sull'armadio, che rivendica approssimativi bagliori passati. la testa cigola di lato in sonni vani..



