venerdì, febbraio 29
un senso di colpa così invadente che prende completamente il mio posto, nella mia vita. prende il caffè nella mia cucina, un cucchiaino colmo di zucchero con cui addolcisce il suo mattino di spettro d'ossessione. con le mie scarpe corre in ufficio a sedere in una concentrazione che continuo a mancare, costantemente. e ricorda, tutto, e sa far gravitare così bene le mie dimenticanze, foto stinte così al lungo guardate da essere solo essenze di quel che eravamo. e mi manca la nostalgia di noi, come qualcosa di perso, il bottone prezioso e perfetto del mio amore. e mi sciolgo nel pianto amaro di chi ha e non vorrebbe avere per non spezzare via tutto col suo desiderio inesistente.
giovedì, febbraio 28
I said:”Let’s just go home.” You said:”No, no.”
I lowered my expectations right away.
An attitude of “Get your shit together”.
What were we doing here? We had no idea.
Money for dope
How have you learned to love me in my sleep
There’s nothing wrong with that. There can’t be.
“Get it out and then you can forgive each other.”
You don’t have to forgive it, just don’t say it.
A culture of grim faced simplicity.
These people have made all these money
And they were in this green place in the woods
But they were cheating on each other.
Luttazzi on air
mercoledì, febbraio 27
la colpa: qualcosa di appiccicoso che mi porto addosso con la disinvoltura di una seconda ignobile pelle. come una tacca gigantesca che segna fin dove la mia morale si è spinta, senza ritegno. un colpo dritto alla gola e il mutismo che smettere di essere una scelta. tutto quel che servirebbe per parlare a caduta libera in un bicchiere. un conato che passa dalla mente al reale in una stretta di budella.
martedì, febbraio 26
nel rancoroso pensiero di un primordiale vizio di forma, il cadere è solo l'azione più ovvia. una stabilità amorfa di cui non sento decisamente il bisogno. il pavimento freddo sa come fermare la mente per un momento, sa cancellare il mal di schiena vecchio di giorni in fitte distinte. nel silenzio del sonno ho la certezza di non aver parole per cambiare un bel niente mentre te mi subbissi di perchè. un letto troppo grande sa senza scrupoli mensionare costantemente la mancanza, le mancanze e te lontano vuoi saperne? cosa, di grazia? vanità giace nel mio armadio, la testa spaccata mentre il mio corpo comincia a soffrire gli stenti della colpa. nulla che lei possa sopportare resta nei miei occhi..
martedì, febbraio 26
sempre più stordita, sempre più senza memoria, una vacca indù, un animale al macello. mentre la trappola che ho contribuito a costruire mi sgretola le gambe col suo peso mastodontico, la fuga non è neppure un'opzione e la rabbia che mi avrebbe portato a strapparmi le gambe pur di esser me non è che un ricordo. un ricordo surreale, di tempi e modi andati, ora sono buona e quieta aspettando che tu chiuda quella porta per dare un senso a tutto il sangue sparso, a ogni frammento d'osso la dignità che sai così ad agio scacciare..
domenica, febbraio 24
con la sconfitta addosso, sulle spalle doloranti di muscoli cosi a lungo incrociati, come dita a chiamare fortuna. una sconfitta pregna di frustazione, la certezza tradita si divincola nel mio stomaco pronto ai fieri pasti della moglie di Polonio. un martirio di volontà a cui non so sottrarmi. il respiro interrotto a fissare un soffitto di virgole blu, l'illusione di una passione impropria mentre il presunto..qualcosa perde pezzi nel baratro profondo di una regolare contrapposizione di volontà. e non si può più sempre patteggiare, non si può più sempre accettare e ingoiare e dire "grazie" a chi dà risposte vacue, chi sputa le parole sbagliate al momento peggiore. nel labirinto dei pensieti resti indietro, al perimetro irregolare e tagliete che con così precisa acredine so rivelare. resti lì a guardare, senza capire da che parte entrare, senza capire la necessità di non dover spiegare sempre, tutto. tutto quel che cade nel vuoto, nel silenzio, che non ho più l'intenzione di raccogliere per riportare a un presunto splendore che non sai vedere. sono accessiva? sì. eccessiva nei tentativi di una comprensione inesistente, nel dire passerà, nel ricucire così prontamente ogni ferita che sai infliggere a orgoglio, a fragilità. eccessiva fede che fin qui ho tenuto coi denti, impedendole ogni tentativo di fuga. a tenermi a galla di pura volontà, sull'orlo che soffre del tuo spiccato egoismo capace di ribaltarmi in flussi di orrendo sconforto. perchè quando mi leggi la testa sai miseramente vedere quel che vuoi ed è la spregiudicata indifferenza che riservi al mio sentire la spina che non mi da pace, con o senza te. perchè tu mi ami e questo sembra essere la chiave per ogni atrocità domestica, per il controllo, per il possesso di qualcosa che non sai neppure bene se valga la pena avere..
e, per una volta, voglio godere per la mia sincerità che è capace di ogni (mio) male.
domenica, febbraio 24
una nota sorda in testa, nel setto nasale, tra gli occhi una grigia fitta di dolore tiepido. come qualcosa che risuona, vuoto.
nel paesaggio in corsa il pensiero chiede più corda con la forza dell'accellerazione. qualcosa di isterico a raschiare ai confini del sonno, qualcosa che solo nell'immaginazione rende impalpabilmente oppiaceo. il corpo è stanco di percezioni di dejavue alterate e moltiplicate dal bisogno sensoriale. il tocco plastificato delle mie mani, la vista sfocata, il gusto di una bocca asciutta di parole inaccettabili.
le distanze relative come capi di un intricato nodo scorsoio confondono ogni possibile meta in un ipotetico arrivare.
qualcosa che brucia il centro del linguaggio come una preghiera al beato silenzio.